Controllo di gestione: il metodo TIMONE

Il 20% dei dati che dà l'80% del controllo. Discovery in tre settimane, due sensori di cassa, nove indicatori di allerta.

Nelle piccole e medie imprese i progetti di controllo di gestione falliscono quasi sempre per lo stesso motivo, e non è la mancanza di volontà: è l'over-engineering.

Il consulente medio entra pretendendo contabilità industriale verticale, ore di inserimento dati a carico dell'amministrazione, fogli di calcolo che richiedono giornate intere. Il risultato è la paralisi operativa, il rigetto del sistema e il fallimento del progetto. Spesso l'azienda non ci riprova per anni.

L'efficienza consiste nel fare le cose nel modo giusto; l'efficacia nel fare le cose giuste. — Peter Drucker

TIMONE parte da una scelta diversa: la regola dell'80/20. Si identifica il 20% dei dati necessari a ottenere l'80% del controllo reale. L'obiettivo non è la precisione contabile al centesimo, che è compito del bilancio d'esercizio. È la tempestività della decisione e la protezione della cassa.

La discovery: tre settimane, non tre mesi

Se l'avvio richiede lavoro extra all'amministrazione o blocca l'operatività, l'insuccesso è garantito prima di cominciare. Per questo la fase di scoperta è breve, in gran parte asincrona, e disegnata per non disturbare.

  • Settimana 1 — analisi a distanza. Lavoro sui bilanci degli ultimi tre anni, sul piano dei conti, sugli estratti conto e sullo scadenzario. Nessuno in azienda deve fare nulla oltre a mandarmi quello che ha già.
  • Settimana 2 — due mezze giornate fianco a fianco. Massimo quattro ore ciascuna. Nella prima mappiamo i driver dei ricavi e dei margini, nella seconda la cassa e i tempi di incasso e pagamento.
  • Settimana 3 — configurazione e baseline. Costruisco i modelli sui dati emersi e li consegno funzionanti, con la baseline concordata.

Il perimetro dei dati richiesti non è discrezionale: è un protocollo, il Minimum Viable Data, che elenca il minimo indispensabile a far girare i modelli e si adatta ai formati che l'azienda già produce. Nessun tracciato proprietario da alimentare a mano.

Ogni numero ha un responsabile

Il controllo dei numeri è inseparabile dal controllo delle responsabilità. Un budget o un indicatore senza un proprietario non ha alcuna efficacia: quando il dato peggiora, non succede niente perché non è chiaro a chi tocchi agire.

Durante la discovery ricostruiamo l'organigramma funzionale, e dove non esiste lo disegniamo. Ogni linea di costo, ogni linea di ricavo e ogni indicatore di allerta finiscono associati a una persona con nome e cognome.

Il piano climatico adattivo

Un errore comune è pianificare la crescita come se l'azienda fosse un blocco unico. Un'azienda sana è un portafoglio di attività distinte, ciascuna con margini, cicli di cassa e dinamiche competitive diverse. TIMONE scompone su tre livelli: azienda, settore, singola linea di business.

Poi classifica ogni linea per fase di vita: quelle di presidio, che generano cassa e finanziano il resto; quelle di sviluppo, che crescono e richiedono investimento; quelle sperimentali, che vanno isolate perché non drenino cassa senza che nessuno se ne accorga.

A questo punto non chiedo all'imprenditore quanto fatturerà fra cinque anni, perché è una domanda a cui nessuno sa rispondere. Gli chiedo di definire tre scenari e di decidere in anticipo cosa farà in ciascuno.

  • Clima arido — contrazione del mercato o perdita del cliente principale, ricavi in calo del 20%. Si protegge la liquidità, si blocca ogni investimento non essenziale, si rinegoziano le forniture.
  • Clima temperato — il mercato segue il trend di settore. Si consolida la quota, si ottimizzano i margini, le nuove linee crescono con il solo autofinanziamento.
  • Clima tropicale — accelerazione oltre il 30%, una grande commessa o un bando aggiudicato. Si attivano linee di credito programmate e si accelera il piano assunzioni, governando la crescita invece di subirla.

A ogni clima sono associati trigger quantitativi: soglie che, quando vengono superate, attivano un piano d'azione già deciso. Serve a evitare la decisione impulsiva presa nel momento sbagliato, per ansia o per entusiasmo.

La cassa: due sensori, ogni venerdì

L'utile è un'opinione contabile. La cassa è un fatto. Il controllo finanziario gira su una previsione rolling a tredici settimane, aggiornata ogni venerdì pomeriggio, con due indicatori che rispondono alle due domande che tengono sveglio un imprenditore.

Quanto resisto se domani smettono di pagarmi

Il Survival Cash Runway misura i mesi di autonomia nell'ipotesi peggiore: stop totale degli incassi. Considera la cassa disponibile, gli affidamenti concessi e non utilizzati, e il flusso medio in uscita per i soli costi non comprimibili.

Ha tre soglie con un semaforo. Sotto i due mesi è emergenza, e le azioni sono già scritte. Fra due e quattro mesi è attenzione: si regge l'ordinario ma un ritardo di un cliente grande fa male. Sopra i quattro mesi c'è spazio di manovra strategica.

Reggo le rate della banca

Il Debt Service Coverage Ratio misura se il flusso di cassa operativo copre le rate di finanziamenti, mutui e leasing, quota capitale e interessi. Serve a due cose: evitare di scoprire troppo tardi che si sta rimborsando debito a lungo con debito a breve, e prevenire il declassamento del rating bancario prima che accada.

La Scheda Sentinella

Ogni mese, entro il giorno dieci, si chiude il margine operativo del mese precedente e si aggiorna una scheda di nove indicatori raggruppati in quattro aree: patrimonio, liquidità, struttura finanziaria e redditività, più i segnali di rischio fiscale e l'autonomia di cassa.

Ciascun indicatore ha una soglia calibrata sulla storia della singola azienda e un colore. Un semaforo aggregato sintetizza lo stato di salute complessivo. È lo stesso impianto logico dei sistemi di allerta previsti dalla normativa sulla crisi d'impresa, ma costruito per essere usato tutti i mesi, non solo per adempiere.


La barra dritta verso gli obiettivi a cinque anni, un timone flessibile per governare le onde quotidiane del mercato. Da qui viene il nome.

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